Indirizzo IP nella legislazione italiana

07/04/2010 12:48
Tag : controllo connessione controllo internet indirizzo ip italia legge urbani

La situazione italiana sugli indirizzi IP è dettata dalla legge 128 del 21 maggio 2004 ovvero la legge italiana sul peer-to-peer o semplicemente Legge Urbani che dovrebbe occuparsi unicamente di finanziamenti pubblici per certe attività cinematografiche e sportive, ma è arrivata a toccare argomenti del tutto estranei al soggetto di partenza in primis la distribuzione di opere coperte dal diritto d'autore, anche attraverso il cosiddetto peer-to-peer e cioè la condivisione senza fini di lucro tra utenti privati.


Prima delle Legge Urbani non erano previste sanzioni per la condivisione di opere tutelate dal diritto d'autore qualora non vi fosse scopo di lucro.

Il testo della Legge dichiara invece che si può incorrere in sanzioni penali poiché interpreta il file-sharing come uno scambio per "guadagnare" qualcosa poiché mentre si scarica da un utente di solito si permette parallelamente all’utente di scaricare qualcosa e di essere contemporaneamente downloader ed uploader anche perchè scaricando un file quest’ultimo viene automaticamente messo a disposizione di altri utenti già durante il download.


Questa interpretazione fu resa possibile semplicemente cambiando la frase "per scopo di lucro" in "per trarne profitto".

Fortunatamente Il 31 marzo 2005 viene approvata la legge n. 43 che ripristina lo scopo di lucro in sostituzione del trarne profitto.

La sanzione amministrativa si applica nella misura stabilita per ogni violazione e per ogni esemplare abusivamente duplicato o riprodotto.

Ma come si intercettano gli utenti della rete ?


Semplice, imponendo agli Internet Provider di fornire quotidianamente alle Autorità gli indirizzi IP e i dati del traffico dei propri utenti.
L'utilizzo scandaloso di questi metodi di indagine crea ovviamente enormi problemi giuridici di rilievo costituzionale, per il mancato rispetto del diritto alla privacy o alla segretezza delle comunicazioni informatiche.

Secondo molti esperti per garantire il diritto alla proprietà intellettuale, che ovviamente va tutelato, si violano pero’ altri diritti, che sono di rango superiore.

Lo sniffing, come viene definito il controllo delle forze di polizia postale, viene criticato innanzitutto perchè i "controllori" accedono senza mandato e a insaputa del proprietario ad un computer che è sua proprietà privata nonché ad una rete che appartiene a chi offre l’ accesso.

Poi bisogna notare che l'indirizzo IP fornito dall'Internet Provider non identifica una persona, ma un computer, la rete telefonica che può essere intestata ad una persona ma utilizzata da altri utenti della famiglia e no, in caso di connessioni Wi-Fi non criptate si corre il rischio che altri utenti sfruttino la propria connessione illegalmente senza rendersene conto.

Ciò che risulta interessante, quasi divertente, è il paradosso della legislazione poiché la violazione della privacy e delle altre leggi sopracitate è più grave del download illegale perciò  un utente può essere obbligato a pagare un multa per la sua attivaità illegale di filesharing ma parallelamente può richiedere un nrisarcimento del danno per la violazione dei propri diritti e teoricamente la somma concessa dovrebbe esere maggiore della multa pagata il che indica un clamoroso autogol che andrebbe corretto al più presto.

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