La difficile espansione delle reti Wi-Fi pubbliche
17/12/2009
A Roma, Firenze, Genova e in altre città sono state create ampie reti Wi-Fi, risparmiando in altri settori amministrativi poiché ovviamente i bilanci non consentono grandi investimenti, per offrire l'accesso a Internet gratis a tutti i cittadini.
Essendo i fondi disponibili scarsi, si rimedia con la collaborazione tra soggetti differenti, pubblici e privati insieme.
Purtroppo gli enti locali si ritrovano spesso soli in questa missione dato che lo Stato, invece di appoggiare e spingere questi progetti, ostacola la diffusione delle reti wireless con leggi e balzelli che non hanno analoghi esempi nel resto d'Europa.
Un esempio è quello di Provincia Wi-Fi, il progetto più esteso in Italia, che ha attivato 200 punti di accesso a Roma e in sessanta comuni limitrofi spendendo 350mila euro.
Per contenere le spese si è creata una cosiddetta "rete arlecchino", formata da Hot Spot non solo del Comune, ma anche di altri enti pubblici, come ospedali e università, e soggetti privati (bar, ristoranti, associazioni, circoli sportivi).
L'amministrazione pubblica ha gestito le diverse risorse, coordinato il progetto e creato un sistema unico per identificare l'utente ma il problema è che la normativa italiana impone ai Provider di internet regole molto rigide, assenti negli altri Paesi europei.
Innanzitutto l'Hot Spot deve essere denunciato alla Questura, il traffico dell'utente registrato che deve essere identificato in modo certo; ovviamente la maggior parte degli utenti che compongono la rete di Provincia Wi-Fi da soli non avrebbero le forze o le capacità tecniche per adeguarsi.
Perciò la Provincia si è offerta di sbrigare tutte le pratiche amministrative, per "sovrastare" la pesante normativa statale.
Il progetto per ora conta 11mila utenti e avrà altri 300 hot spot nel 2010.
Progetti molto simili sono nati a Genova, con Genova Città Digitale, e a Firenze, che ha aperto il Wi-Fi gratis in dodici aree del capoluogo toscano.
Per fare di più servirebbe un aiuto anche dal governo: in questi giorni, da più parti si preme per cambiare le norme contenute nel decreto Pisanu, i cui limiti pesano sui progetti.
La speranza degli ideatori e dei futuri beneficiari dei nuovi progetti di reti Wi-Fi è che la legislazione a venire in materia sia più vicino agli interessi dei cittadini uniformandosi all'attuale regime vigente negli altri paesi europei.
informazioni da repubblica.it
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