Quanto ci costano gli hacker?
15/03/2010

Forse quando la McAfee, leader tra i produttori di sistema di difesa informatica, ha commissionato uno studio sui costi per la difesa al Csis (Center for Strategic and International Studies) non si aspettava questi risultati anche perchè risulta difficile credere che le spese per difendersi dagli attacchi dei pirati ammontano a 6,3 milioni di dollari al giorno.
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A tanto ammontano le spese effettuate quotidianamente soprattutto per la protezione di quelle che vengono definite infrastrutture critiche come trasporto di persone e merci, reti idriche ed energetiche, telecomunicazioni, sanitarie, economico-finanziarie, le reti di governo, quelle funzionali alla sicurezza nazionale e alla gestione delle emergenze ossia tutti servizi che consentono il normale svolgimento delle attività quotidiane di un Paese.

Per effettuare lo studio sono stati anche intervistati 600 dirigenti della sicurezza di alcune aziende che offrono servizi di infrastrutture critiche in 14 Paesi e il 54% di loro ha ammesso di aver subito attacchi e infiltrazioni da parte di gruppi ben organizzati.
Il problema è che da un lato le infrastrutture sono sempre più controllate informaticamente offrendo una qualità di servizi maggiore ma dall’altro la loro complessità e interdipendenza rischia di trasformarsi, in caso di attacco, in un boomerang nel senso che da un’infiltrazione in una infrastruttura possono sorgere problemi anche ad altri sistemi che un tempo erano totalmente separati e che ora invece utilizzano lo scambio di informazioni per migliorarsi reciprocamente.

Più di 220 intervistati ha anche notato che negli ultimi 12 mesi la vulnerabilità delle reti è aumentata esponenzialmente anche a causa della crisi che ha imposto tagli in tutti i settori compreso quello della difesa informatica e che l'implicazione di istituzioni e Paesi stranieri negli attacchi (vedi Cina e USA) è un fenomeno in aumento anche se nessun Governo ammetterà mai di essere coinvolto in questo genere di "attività".

Paesi come Cina e Usa investono cifre considerabili per l’aumento della protezione delle proprie infrastrutture mentre per quel che ci riguarda siamo tra i Paesi che chiudono questa classifica insieme a Spagna e India.

Il rapporto si conclude con un monito a dir poco preoccupante: "Se il cyberspazio è il Far West, allora lo sceriffo deve riportare l'ordine" che si traduce in un invito hai Governi a fare di più per proteggere le proprie infrastrutture critiche se non ci si vuole prospettare una situazione che ricordi utopicamente il film, sicuramente non brillante e al limite dell’eccesso, « Die Hard 4 » in cui l’eroe John McClane si trova a dover affrontare un gruppo di cyber-terroristi che attacca proprio il sistema critico-infrastrutturale americano tenendo in scacco tutto il Paese servendosi semplicemente di hacker e computer per prendere il controllo.

Ovviamente il paragone è sproporzionato ma bisogna insistere in quanto cittadini e privati perchè chi di dovere prenda atto della situazione e si applichi per evitare rischi concreti alla sicurezza di tutti.




informazioni da repubblica.it

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